Ormai il club privè che frequentavamo era stato chiuso da un blitz che aveva trovato davvero poco in regola, compresa la presenza di parecchi pregiudicati (ora si spiegava tutto). Quindi non avevamo altra scelta che creare le nostre situazioni in maniera privata… Così Erika premette per contattare Vito, e conciliando con i suoi molti impegni non potemmo trovare di meglio che che un’oretta e mezza una sera per poter bere qualcosa.
Chiamai Erika durante il tardo pomeriggio mentre si steva preparando e ricordo che sentii la sua voce enormemente emozionata. Non la riconosccevo: sembrava una ragazzina al suo primo appuntamento. Non la sentivo così dai nostri primi appuntamenti. Dopo averle detto quello che dovevo dirle prima di riagganciare lei avanza una strana proposta:
Erika: Amore, posso chiederti una cosa? Mi piace tantissimo la macchina di Vito e mi piacerebbe che andassimo a bere qualcosa con la sua, glielo puoi dire?
Vito ha una bellissima e nuovissima coupé, che aveva colpito moltissimo Erika.
Io: Per me andrebbe anche bene, ma lo sai che ha solo due posti, come facciamo?
Erika: Ah! E se gli chiedessi di andare con due macchine e io andassi con lui, ti dispiacerebbe? Ti farebbe male se poi tu vai da solo e io vado nella sua macchina?
Era una cosa a cui non avevo mai pensato e in quel momento, mentre cercai di immaginare, mi prese una fortissima eccitazione accompagnata da forte angoscia. Avevo paura, onestamente, avevo tanta paura, ma la curiosità e l’eccitazione furono più forti e accettai. Appena riagganciai però mi chiesi che cazzo avessi fatto!
Ci demmo appuntamento sotto casa di Erika, quando scese ci salutò entrambi… era visibilmente emozionata, Vito la prendeva davvero tanto. Alla fine ci rendemmo conto che non aveva la sua coupè, ma una smart, ma il fatto che ad Erika piacesse quell’auto mi dava tanto di scusa, tanto che alla fine decise lo stesso di andare in auto con lui, mentre io li avrei preceduti per fare strada.
Fu un’esperienza fortissima, mai avrei creduto di provarla, è ben diversa dal classico gioco in cui i due siedono dietro, in quel caso almeno puoi sentire cosa dicono, mentre io no… Potevo soltanto immaginare, guardare dallo specchietto e immaginare. Tutto questo ancora una volta mi faceva sentire tagliato fuori e umiliato, un cornuto umiliato! Ma allo stesso tempo sapevo che quella bellissima ragazza che vedevo nello specchietto con un altro prima o poi lo avrebbe abbandonato per tornare da me. L’ancora di salvataggio di ogni cuckold. In tutte queste fortissime emozioni dovevo guidare per raggiungere un’altra città limitrofa. E non è facile, ragazzi, non avete idea di quante volte stessi per perdere il controllo dell’auto. Lo specchietto, l’eccitazione, le corna, la gelosia, l’attesa di poterla riabbracciare e la strada. Non avevo mai provato nulla di tutto ciò, mi sentivo realmente nel trip di una droga.
Cercavo sempre di dare uno sguardo nello specchietto, ma non era facile sulla provinciale buia avendo tra l’altro i suoi fari nello specchietto, inoltre Vito sembrava lo facesse apposta ad andare sempre più lentamente quasi come se volesse dire “vai avanti, perchè ora è mia!” E il fatto di non poterla vedere nello specchietto come (ingenuamente) avevo immaginato, rendeva il tutto ancora più umiliante… Non sapevo nulla di loro, non sapevo se lei lo avesse baciato o se lo avesse toccato o accarezzato, non sapevo se avesse ancora il suo cappotto addosso, nulla di tutto ciò! Davo uno sguardo fugace al cellulare nella speranza di poter ricevere un suo SMS, con qualche indizio di loro… nulla! Ero davvero tagliato fuori… Il mio cuore era fuori controllo.
Poi arriviamo ad un semaforo proprio sulla provinciale. Per fortuna era rosso e dovemmo fermarci. Finalmente potetti intravedere qualcosa del loro abitacolo leggermente illuminato di rosso: Erika aveva tolto il suo cappotto, potevo benissimo vedere le sue spalle nude uscire dalle bretelle del suo top, e mentre aveva appoggiato la sua testa sulla spalla di Vito, gli stava accarezzando il volto con la sua mano destra. Fu questa dolcezza a sconvolgermi totalmente.
Scattò il verde è diventò nuovamente complicato riuscire a vederli, finchè giungemmo nelle luci dell’altra città. Qui potetti vedere molto bene…. Potetti vedere davvero chiaramente che una bredella del suo topo era scesa…. Non capivo… Si stava spogliando? Quando è con me in auto si fa mille problemi nel timore di poter essere vista, ma con lui aveva perso tutte le inibizioni.
Arrivammo ad un semaforo in città, mi fermai, ed inaspettatamente loro si fermarono al mio fianco, non dietro di me…. Abbassarono il finestrino e ridendo mi chiesero “Bè? Come va?”. Io diventai rosso e mi sentivo piccolo piccolo: provai veramente vergogna. Non so con certezza perchè mi avessero affiancato, ma credo proprio che volessero umiliarmi e tanto: il sorriso di Erika era il tipico sorriso beffardo di chi è consapevole del suo potere. Erika era consapevole del suo immenso potere sui miei sentimenti, e questo potere su di me voleva leggermelo negli occhi, voleva sentirsi onnipotente!
Finalmente, arrivammo al locale, e l’ultimo colpo nello stomaco lo ebbi nel vederli raggiungermi abbracciati dopo aver parcheggiato. Erano loro a formare la coppia. Quando sedemmo al tavolo Erika ancora evitava il mio contatto come la volta precedente, ma non disdegnava di certo le carezze di Vito. Mi raccontarono del loro viaggio: mi dissero che si erano coccolati parecchio durante il tragitto, che Erika gli aveva accarezzato soprattutto i pantaloni durante il tragitto, e soprattutto mi dissero che Erika gli aveva mostrato di non aver indossato le mutande. Ma ovviamente glielo aveva mostrato con il tatto lasciandosi toccare da lui… anche nel tratto cittadino! Cavolo, pensai, alla faccia delle inibizioni che ha con me: la smart ha i vetri praticamente panoramici! Mi confessarono anche che per un pò avevano pensato di fermarsi, appartarsi, spegnere i telefoni e scopare, senza dirmi nulla, lasciandomi davanti nel tragitto ad aspettarli, come un cornuto senza dignità! Mi dissero che non lo fecere per evitare di farmi preoccupare nel non vederli arrivare…. solo per questo!
Vito però dovette scappare presto, nonostante le insistenze di Erika che lo avrebbe voluto… al suo fianco (per così dire) per il resto della sera.
Rientrammo andammo da me, e facemmo l’amore… Erika aveva rifiutato il mio contatto fisico fino ad allora, mentre in quel momento lo stavamo facendo e tutto questo era strano, inoltre lei stava scopando con gli occhi chiusi: era evidente che stesse pensando a Vito. Così le dissi:
Io: Che c’è? Anche oggi volevi lui e non me? Dimmelo che avresti voluto lui!
Erika rincarando inaspettamente la dose: Sì! Certo che volevo lui, che cazzo me ne devo fare di te? Voglio Vito. Perche mi devo accontentare?
A subire quella ennesima umiliazione mi successe una cosa che non mi era mai successa prima: ebbi un orgasmo letteralmente pietrificante, le mie gambe si bloccarono, e mi si annebbiò la vista. Era la prima volta che provavo un orgasmo simile, persi quasi coscienza ed Erika si fermò addirittura un attimo ad assicurarsi che non stessi male! Dovete scusarmi ma non posso descrivere meglio con le parole quelle sensazioni!
Infine Erika volle mandare un sms a Vito di cui riporto il testo: Ciao sono Erika, la tua panterona… Perchè sei andato via? Non si fa così! Mi son dovuta accontentare di Francesco. La prossima volta non mi scappi
Questo è ciò che ricordo di quell’sms tranne il termine “accontentare” che mi si è impresso fin troppo bene come culmine di una delle serate più umilianti, ma sicuramente la più eccitante, della mia vita.
A presto, il vostro Francesco Pazzo d’Amore