La situazione cuckold più classica che potesse crearsi, l’abbiamo vissuta lo scorso sabato.
Guardare… Spiare… Ascoltare… Rubare qualche colore, qualche suono… Rubare le loro sensazioni…
Ma andiamo per ordine.
Un sabato sera in privé comincia come al solito con la speranza di incontrare il singolo in sintonia con noi, ma soprattutto con lei…
Un sabato sera in privé continua con l’accorgermi dello sguardo distratto di Erika nello scrutare i singoli in cerca di qualcuno che la colpisca..
Un sabato sera in privé può proseguire in due modi: rendendomi conto che Erika smette di scrutare perché non interessata a nessuno, oppure notando un continuo scambio di sguardi tra lei e l’uomo che le piace. Ed è proprio così che è andata lo scorso sabato.
Dopo qualche minuto di sguardi lui si è fatto avanti invitandola a ballare e, decisamente, sapeva muoversi, non nel senso che sapesse ballare, ma nel senso che sapeva dosare nel modo giusto un corteggiamento fisico e un leggero distacco fatto di rispetto. Le faceva sentire la sua sicurezza prendendola per i fianchi, ma manteneva quella piccola distanza utile a far sentire Erika padrona dei suoi spazi; le sfiorava il volto a malapena con due dita, mentre lo sguardo sprofondava negli occhi di Erika. Ballavano, ma soprattutto parlavano poggiando le loro fronti l’una contro l’altra. E per una donna come Erika, amante del corteggiamento tutto questo non poteva che essere idilliaco, lasciando culminare il tutto in un lungo bacio, tanto lungo da farmi capire che per qualche infinito e straziante attimo Erika mi aveva relegato nel suo dimenticatoio.
Ad un certo punto Erika si è rivolta a me, con un sorrisino dall’incredibile carica erotica, comunicandomi furtivamente un punto esatto del privé, esattamente come due galeotti possano darsi un appuntamento per organizzare una fuga. È con queste sue coordinate che ho capito di non essere affatto nel suo dimenticatoio, anzi. Mi ha comunicato l’unico posto del privé (che ormai conosciamo come le nostre tasche) in cui è possibile farsi spiare rendendo difficile al suo amante far capire di essere spiato.
Li ho visti correre via osservando i capelli di Erika che si sono sollevati quasi a volerle correre dietro. Li ho seguiti con lo sguardo prima e fisicamente dopo.
Il punto che Erika mi aveva comunicato è una stanza con una porticina appena forata che comunica con la camera adiacente. Sono entrato proprio nella camera affianco alla loro, facendo molta attenzione a non fare il minimo rumore, ho chiuso la porta e lasciato il mondo alle mie spalle.
Erika aveva fatto in modo di continuare il lungo bacio romantico in camera ma questa volta poggiati alla porta comunicante, quasi a sbattermi violentemente in faccia il loro trasporto. Non so come abbiano fatto, ma quasi senza staccarsi sono crollati sul letto, in cui potevo vederli molto meno (quasi per niente a dire il vero) ma potevo sentirli bene. Potevo sentire Erika che cominciava ad infierire su di me “Allora ti piace farlo cornuto il mio ragazzo?”
In questo modo Erika mi ha stupito. Cercando di umiliarmi verbalmente mi ha fatto capire che già sapeva che la visuale non sarebbe stata affatto soddisfacente e quindi stava cercando un legame con me, stava cercando me dall’altra parte della porta.
Tutte le leggi della fisica sono state sospese per me nell’ascoltarla: “Fammi godere tu veramente“, “Finalmente un uomo vero“, “Scopami tu veramente, non come quel coglione di cornuto“, il tutto intervallato da interminabili e forti gemiti di una Erika sempre più eccitata. Su uno degli urli più grandi ho aperto il mio piacere quasi godendo insieme ad Erika. Ancora una volta la situazione paradossale in cui ho riempito un fazzoletto a qualche metro da un uomo che aveva Erika, aveva il suo corpo, aveva la sua pelle, aveva i suoi occhi.
Probabilmente lui avrà capito di poter osare, perché a quel punto ha cominciato a dar corda ad Erika nelle mie umiliazioni: “Dillo che sei mia, dillo che godi con me e non con quello stronzo“, “Ora ti faccio vedere io cosa vuol dire farlo con un vero uomo, e non con un coglione, ti faccio uscire di qua domani mattina“…
Dai rumori ho intuito che hanno cambiato posizione molto spesso, delle quali sono riuscito a distinguerne solo una: Erika era sdraiata prona allargando le gambe mentre lui la penetrava stando sdraiato sopra di lei. Sentivo chiaramente i colpi delle sue cosce contro le chiappe di Erika…
Quando lui ha detto che era sull’orlo dell’orgasmo, Erika gli ha detto di fermarsi… Così entro qualche secondo lui era in piedi di profilo di fronte a me, mentre Erika era seduta sul bordo del letto… Il preservativo non c’era più… “Adesso ci penso io a te, AMORE“… Il suo seme sul seno e tra le dita di Erika… Il mio seme, ancora una volta, in un fazzoletto.